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EFFETTI DELLA L. 241/06 SUL REATO DI CUI ALL’ART. 605 C.P.
ED EVENTUALI CONSEGUENZE PER L’APPLICAZIONE DELL’AMNISTIA SUL PREDETTO REATO


Ecc.mo Sig. Ministro di Grazia e Giustizia

Avv. Giacomo Frazzitta

Pietra Maggio




Il caso: Sequestro della minore Denise Pipitone - Mazara del Vallo 1 settembre 2004 -

In data 1 settembre 2004, in Mazara del Vallo, la minore Denise Pipitone è stata sequestrata per cause tutt’ora in corso di accertamento . 
Il reato che è stato rubricato, inizialmente a carico di ignoti, ad opera della Procura della Repubblica di Marsala, competente per territorio, è l’art. 605 c.p. .
Durante le indagini, nel settembre del 2004, è stato intercettato, all’interno dei locali del Commissariato di P.S. di Mazara del Vallo, un colloquio fra persone informate sui fatti, la Sig.ra Anna Corona e la figlia Jessica Pulizzi, in cui emergevano elementi indiziari su un presunto coinvolgimento di quest’ultima nel sequestro della minore Denise Pipitone.
Jessica Pulizzi è la figlia nata dal rapporto di coniugio fra il sig. Pietro Pulizzi e la Sig.ra Anna Corona, matrimonio conclusosi, ancor prima che il sig. Pietro Pulizzi instaurasse un legame sentimentale con la Sig.ra Pietra Maggio, dal cui rapporto è nata Denise . 
Poiché Jessica Pulizzi all’epoca dei fatti era minorenne (nel settembre 2004 aveva 17 anni), è stata iscritta nel registro delle notizie di reato della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo .
Tale circostanza ha conseguenzialmente determinato che le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Marsala si sono svolte contro ignoti, mentre quelli avanti la Procura per i Minori di Palermo si sono svolte contro Jessica Pulizzi ed a tutt’oggi sono in corso . 


Il reato p. e p. dall’art. 605 sequestro di persona ed implicazioni con la L . 241/06

Nei reati di durata la descrizione astratta della condotta non presenta elementi il cui verificarsi rende impossibile il prolungarsi nel tempo della condotta tipica. 
Queste fattispecie sono i reati permanenti (es. sequestro di persona) ed i reati necessariamente ed eventualmente abituali (consistenti nella reiterazione di atti conformi al modello legale che costituiscono un reato unico): in tal caso data la possibilità che vi sia uno sfasamento temporale tra il momento iniziale e quello finale di realizzazione della condotta criminosa, si ritiene rilevante il momento in cui la condotta ha termine e la legge applicabile è la legge (anche più sfavorevole) in vigenza della quale la condotta cessa o si protrae. 
Siffatta impostazione confonde, tuttavia, fra consumazione e realizzazione del reato permanente: la prima la consumazione - avviene quando la permanenza cessa, la seconda – la realizzazione - sussiste quando la permanenza ha inizio; con l'inizio della permanenza il reato deve ritenersi commesso ed è a questo istante che occorre riferirsi per stabilire quale sia la legge applicabile (Vinciguerra, Diritto penale, 323; Siniscalco, "Tempus commissi delicti", reato permanente e successione di leggi penali, in RIDPP, 1960, 1107; Musco, Coscienza dell'illecito, colpevolezza ed irretroattività, in RIDPP, 1982, 794; Fiandaca, Musco, 92 e ss.; Romano, Commentario sistematico del codice penale, I, artt. 1-84, Milano, 1995, 53; Marinucci, Dolcini, Manuale, 68).
A tal proposito, e per le implicazioni che ciò può avere nell’ambito della successione delle leggi nel tempo ex art. 2 c.p., va rilevato, innanzitutto, che il reato di sequestro di persona di cui all’art. 605 c.p., non è stato previsto fra i reati esclusi dalla L. 241/06, determinando, in tal guisa, nel caso concreto, delle conseguenze sugli effetti di una eventuale condanna dell’unica indagata che, per questo motivo, non espierà l’eventuale pena essendo stata estinta.
Infatti, essendo Jessica Pulizzi all’epoca dei fatti una minorenne, alla pena in concreto applicabile deve essere computata anche la diminuente per la minore età.
Ordunque, pur considerando che il Legislatore non può e non deve tenere in considerazione le questioni afferenti i singoli casi, ma deve fare delle scelte di politica giudiziaria che perseguano finalità di più alto profilo legislativo, non può non rilevarsi il particolare trattamento che, nella L. 241/06, si è dimostrato nei confronti dei reati contro i minorenni, prevedendo delle precise esclusioni dall’estinzione della pena, di tutti quei reati che vedono gravemente lesa la libertà personale dei minori ( Es. : Prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne etc. )
L’assenza di un reato specifico che preveda il “sequestro di minorenne” ha certamente contribuito alla svista nella scelta delle esclusioni, non considerando che il reato previsto e punito per la condotta posta in essere contro la minore Angela Celentano, Denise Pipitone e tanti altri minori che vengono sottratti al loro habitat naturale, è appunto il reato di cui all’art. 605 c.p. il sequestro di persona.
Ordunque, il 9 novembre 2006 il Consiglio Superiore della Magistratura, riunitosi in seduta plenaria, ha adottato una risoluzione diretta a sollecitare un intervento delle forze politiche, affinché venga emesso un provvedimento di amnistia, poiché, si legge : “ è ragionevole prevedere che circa l’80% dei procedimenti attualmente pendenti per reati commessi fino al 2 maggio 2006 si concluderà, in caso di condanna, con l’applicazione di una pena interamente condonata “.
Ergo, i procedimenti in corso rischierebbero un eccessivo sforzo investigativo ed economico che non condurrebbe, nella maggior parte dei casi, all’espiazione della pena da parte del condannato. 
Orbene, in considerazione di ciò, e a seguito della sollecitazione proveniente dalla risoluzione adottata dall’assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura il 9 novembre u.s., in cui è altresì rilevabile che: “ i diciassette indulti concessi nel periodo repubblicano prima di quello in esame sono stati tutti accompagnati a corrispondenti amnistie “ appare necessario far rilevare che un'eventuale mancata esclusione del reato di sequestro di persona, di cui all’art. 605 c.p., dall’ emanando provvedimento di amnistia, determinerebbe la definitiva tumulazione della complessa e dispendiosa indagine condotta dalle procure competenti ad indagare del sequestro della minore Denise Pipitone
Tale reato, infatti, è stato commesso nel settembre del 2004: esso, seppur di tipo permanente, tuttavia è ad consumazione anticipata, come sopra meglio specificato; per tale motivo, l’applicazione sia dell’indulto che dell’ ”eventuale” amnistia causerebbero nefaste conseguenze sull’accertamento della verità in uno dei casi giudiziari più gravi della storia della criminalità italiana.
L’esclusione dall’amnistia, del reato di sequestro di persona ex art. 605, consentirebbe, malgrado l’indulto, la possibilità della celebrazione di un processo diretto a verificare il coinvolgimento o meno dell’indagata o di eventuali altri indagati nel fatto in commento.

Marsala 22.11.2006


Pietra Maggio 

Avv. Giacomo Frazzitta 



* * *

PROSPETTIVE DI RIFORMA DELLA LEGGE PENALE A TUTELA DEI MINORI :
LA NUOVA FIGURA DI REATO 
“SEQUESTRO DI MINORENNI” 


Ecc.mo Sig. Ministro di Grazia e Giustizia

Avv. Giacomo Frazzitta

Pietra Maggio




INDICE

Il caso: Sequestro della minore Denise Pipitone – Mazara del Vallo
1 settembre 2004 1
Il reato: sequestro di persona ex art. 605 C.P 3
Segue: Elemento soggettivo del reato di cui all’art. 605 c.p 5
Segue: Il sequestro di persona ex art. 605: reato permanente 6
Il reato: Sottrazione di incapace ex art. 574 c.p. 9
Segue: Elemento soggettivo del reato di cui all’art. 574 c.p 12
Brevi cenni sulla legislazione speciale in tema di sequestro di persona a scopo do estorsione ex art. 630 c.p. 13
Segue. Le modifiche all’art. 630 c.p. apportate dalla L. 30 dicembre 1980 n. 894 14
Segue: Elemento soggettivo dell’art. 630 c.p 17
Segue: Consumazione ex art. 630 c.p.  18
Necessità di una legislazione speciale che preveda una nuova figura di reato che tuteli il minore in tema di privazione della libertà 20



Il caso: Sequestro della minore Denise Pipitone - Mazara del Vallo

(1) 1 settembre 2004

In data 1 settembre 2004, in Mazara del Vallo, è stata sequestrata la minore Denise Pipitone per cause tutt’ora in corso di accertamento.
Il reato che è stato rubricato, inizialmente a carico di ignoti, ad opera della Procura della Repubblica di Marsala, competente per territorio, è l’art. 605 c.p. .
Durante le indagini, nel settembre del 2004, è stato intercettato, all’interno dei locali del Commissariato di P.S. di Mazara del Vallo, un colloquio fra persone informate sui fatti, la Sig.ra Anna Corona e la figlia Jessica Pulizzi, in cui emergevano elementi indiziari su un presunto coinvolgimento di quest’ultima nel sequestro della minore Denise Pipitone.
Jessica Pulizzi è la figlia nata dal rapporto di coniugio fra il sig. Pietro Pulizzi e la Sig.ra Anna Corona, matrimonio conclusosi, ancor prima che il sig. Pietro Pulizzi instaurasse un legame sentimentale con la Sig.ra Pietra Maggio, dal cui rapporto è nata Denise. 
Poiché Jessica Pulizzi all’epoca dei fatti era minorenne (nel settembre 2004 aveva 17 anni), è stata iscritta nel registro delle notizie di reato della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo.
Tale circostanza ha conseguenzialmente determinato che le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Marsala si sono svolte contro ignoti, mentre quelle avanti la Procura per i Minori di Palermo si sono svolte contro Jessica Pulizzi in concorso con ignoti e sono, tutt’oggi, in corso . 


(3) Il reato : sequestro di persona ex art. 605

L’art. 605 del codice penale vigente, sotto la rubrica intitolata “sequestro di persona”, punisce con la reclusione da sei mesi ad otto anni chiunque privi taluno della libertà personale. 
La fattispecie apre la sez. II del capo III del libro secondo: sezione, intitolata ai “delitti contro la libertà personale”, di un capo che porta la rubrica “dei delitti contro la libertà individuale”.
La materia da cui traggono origine le varie incriminazioni sparse nel codice Rocco riporta tracce visibili dell’idea che configura la libertà personale come un bene, dove lo status del soggetto ricopre un ruolo fondamentale, in quanto consente di differenziare sia la sua titolarità che il suo godimento. Quest’idea risale a sua volta ad una concezione preilluministica della libertà, intesa non come diritto, ma come funzione del soggetto, in relazione al gruppo istituzionale di appartenenza.
Se è vero che i codici europei del secolo XIX tutelarono poi le libertà quali autonomi valori dell’individuo, è pur vero, però, che una qualche soggezione all’antico concetto si protrasse fino ai nostri giorni. 
Analizzando il concetto di libertà personale, bisogna evidenziare che la stessa libertà costituisce un diritto spettante a ciascuno, e se è vero che il suo oggetto, è l’«essere fisico», è innegabile che esso sia legato all’esistenza stessa della persona umana, dal momento che nessuna persona è priva di essere fisico. 
Ma se il contenuto di tale diritto viene identificato nelle attitudini fisiche del singolo individuo, e, più precisamente ancora, nella facoltà di movimento e di locomozione del corpo nello spazio, chi di fatto non possiede tale facoltà, non è libero, e la sua tutela a norma dell’art. 605 c.p. è impossibile.
E quindi la libertà personale non si colloca tra la libertà -“facoltà” (quelle che coincidono con singole e specifiche facoltà), ma tra le libertà-“situazioni” (quelle cioè in cui la garanzia costituzionale copre tutte quelle facoltà che si possono esercitare in quanto ci si trovi in una situazione di libertà)1.
Indi, è necessario soffermarsi sul fatto, che il soggetto è libero nella persona, non in quanto sia capace di muoversi, ma in quanto non siano attuati sul corpo interventi coattivi che, di per sé ed obbiettivamente, sottraggono l’essere fisico alle relazioni spaziali, intercludendolo2
La libertà personale non è dunque, prima di tutto, libertà «di» (agire, muoversi spostarsi), ma libertà «da» (misure coercitive sul corpo)3; che poi il soggetto non voglia o non possa esercitare alcuna facoltà di movimento, è una circostanza del tutto insignificante rispetto alla soggezione ad un potere sul corpo del medesimo. 
Tale ricostruzione, consente di estendere la tutela ex art. 605 c.p. anche a soggetti, come gli infanti e i paralitici totali, privi della loro naturale facoltà di movimento ( ad esempio il malato o l’infermo di mente, fisicamente impossibilitati a spostarsi, se vengono colpiti da un provvedimento di custodia cautelare o da un ordine di carcerazione, perdono la loro libertà personale nel momento stesso in cui si esegue nei loro confronti la misura restrittiva, a prescindere dal fatto che essi non possedessero la liberta «di».
Liberi « di » non erano prima come non sono ora; ma ora, a differenza di prima, non sono più liberi « da », e tanto basta a considerarli privi di libertà personale) .
Ogni individuo, quindi, deve poter realizzare senza nessuna costrizione «le sue volizioni cinetiche»4, deve, cioè, sentirsi libero di autodeterminarsi nei suoi movimenti.


(5) Segue : Elemento soggettivo del reato di cui all’art. 605 c.p.

L'elemento soggettivo consiste nella volontà di privare taluno della sua libertà, senza averne ottenuto il consenso o l'autorizzazione, in quanto è sotteso il c.d.« dissenso presunto del soggetto passivo»5
Il dolo richiesto, inteso quale consapevolezza di infliggere alla vittima la restrizione della sua libertà, è generico; ed il fine dell'azione è irrilevante, salvo si tratti di finalità che determinano la riqualificazione del fatto in altre e diverse figure delittuose.
Così, se lo scopo del sequestro sia il terrorismo o l’eversione dell’ordine democratico sarà applicabile l’ipotesi dell’art 289-bis; se lo scopo sia quello di conseguire un ingiusto profitto si avrà il delitto ex art. 630 ecc. 
Un consolidato orientamento giurisprudenziale sostiene che se l'elemento soggettivo è costituito dalla coscienza e volontà di privare illegittimamente una persona della propria libertà di locomozione, ne deriva che il motivo che determina tale privazione è irrilevante ai fini della sussistenza dell'elemento psicologico, a meno che non consista in una causa di giustificazione del reato.6


(6) Segue : Il sequestro di persona ex art. 605 c.p. : reato permanente

Nei reati di durata la descrizione astratta della condotta non presenta elementi il cui verificarsi rende impossibile il prolungarsi nel tempo della condotta tipica. 
Queste fattispecie sono i reati permanenti (es. sequestro di persona) ed i reati necessariamente ed eventualmente abituali (consistenti nella reiterazione di atti conformi al modello legale che costituiscono un reato unico).
In tal caso, data la possibilità che vi sia uno sfasamento temporale tra il momento iniziale e quello finale di realizzazione della condotta criminosa, si ritiene rilevante il momento in cui la condotta ha termine e la legge applicabile è la legge (anche più sfavorevole) in vigenza della quale la condotta cessa o si protrae.
Siffatta impostazione confonde, tuttavia, fra consumazione e realizzazione del reato permanente: la prima – la consumazione - avviene quando la permanenza cessa, la seconda – la realizzazione - sussiste quando la permanenza ha inizio; con l'inizio della permanenza il reato deve ritenersi commesso ed è a questo istante che occorre riferirsi per stabilire quale sia la legge applicabile7.
Secondo la Giurisprudenza di legittimità : “Il sequestro di persona è reato permanente a consumazione anticipata, e quindi si deve ritenere commesso non già quando è cessata la permanenza, ma quando siano stati realizzati più elementi costitutivi del reato stesso, cioè nel momento in cui la vittima viene privata della sua libertà di locomozione, attenendo la fase successiva all'esecuzione del reato”. (Cass. pen., Sez. II, 17/01/1984). 
Nella stessa direzione è orientato il reato del sequestro di persona a scopo di estorsione di cui all’art. 630 c.p. che secondo la costante giurisprudenza va classificato come reato permanente a consumazione anticipata che si realizza nel momento in cui vengono attuati tutti gli elementi costitutivi, non essendo richiesto né che cessi la permanenza né che sia pagato il riscatto (è C., Sez. II, 18.3.1993; C., Sez. II, 8.10.1985; C., Sez. I, 26.4.1983), attenendo il momento della cessazione della permanenza unicamente al momento consumativo del reato (C., Sez. II, 16.2.1985).
Viceversa va segnalato, altresì, un orientamento giurisprudenziale minoritario della Suprema Corte secondo il quale : ” Nel reato permanente, poiché la protrazione dell'evento si verifica per volontà del colpevole e coincide con l'attività da lui svolta diretta a farlo perdurare, di due leggi che si succedono, continuando la permanenza sotto l'impero della legge successiva, è questa che trova applicazione anche se più severa dell'altra, essendo sotto il vigore di essa commesso il reato con il realizzarsi dei due elementi, soggettivo ed oggettivo (fattispecie in tema di sequestro di persona a scopo di estorsione”. ( Cass. Pen. 14.3.84 ).


(9) Il reato : Sottrazione di incapace ex art. 574 c.p.

Se da un lato il sequestro di persona viene interpretato secondo i concetti sopra riportati, dall’altro, la disciplina sulla sottrazione della libertà di un minore trova un’altra disciplina nell’art. 574 c.p., inserito nel capo riguardante i delitti contro la famiglia.
Il Codice vigente - anche se non mancano critiche al riguardo8 - inserisce la disciplina della sottrazione di minorenne incapace in un titolo a sé, compreso non nella classe dei delitti contro la libertà personale, ma in quella dei delitti contro la famiglia in coerenza con l’arcaica valutazione preilluministica degli interessi da tutelare che si configurava come sottrazione al gruppo – ceppo istituzionale di appartenenza. 
In linea con tale impostazione, soggetto passivo del reato di sottrazione o ritenzione di minori è sempre il genitore o tutore che esercita la relativa potestà, e tale offesa alla potestà parentale è dimostrata anche dalla disciplina del diritto di querela che può essere presentata esclusivamente dal genitore o dal tutore.
Nel reato in commento il consenso (o il dissenso) del minore non ha rilevanza, dato che egli è incapace di prestarlo validamente, e pertanto si presume che non sia assolutamente in grado di valutare l’importanza e le conseguenze del fatto.
La fattispecie criminosa è, quindi, perseguibile a querela del genitore, curatore, confermando in tal modo la natura dell’illecito come offensivo di interessi familiari.
Secondo un orientamento della dottrina9, autorevolissimo e talora affiorante sia nella giurisprudenza di legittimità che di merito, un neonato non può essere vittima di un sequestro di persona, perché non possiede «alcuna capacità di manifestare efficacemente, la propria libertà personale, la quale implica la facoltà di muoversi autonomamente nello spazio»10, e poiché l’infante non possiede tale facoltà, la fattispecie dell’art. 605 c.p. non lo riguarderebbe; la sua sottrazione si risolverebbe esclusivamente in un’offesa alla potestà dei genitori, suscettibile di essere ricondotta al solo ambito dell’art. 574 c.p..
L'indicato principio, è stato affermato anche dalla Suprema Corte (v. Cass., Sez. V, 7 luglio 1992 n. 9538): si è, infatti, ritenuto che la sottrazione di un neonato alla madre, mediante rapimento non comporti limitazione alla libertà di locomozione e di movimento del minore nello spazio fisico, e che quindi, il fatto integri soltanto il reato di cui all'articolo 574 c.p..
Tale impostazione è retaggio di una disciplina che trova fondamento su principi obsoleti che non vengono più percepiti come disvalore dai cittadini poiché ancorati a criteri e parametri valutativi scaturiti da ratio legislative non attuali.
Ma se questa tesi trovasse una concreta e rigida applicazione, il rapimento di un neonato, commesso per i più disparati motivi, non consentirebbe l’arresto in flagranza del colpevole e sarebbe sanzionato a querela, con una pena da uno a tre anni di reclusione; quando, in realtà, l’impossessamento, per banali fini di profitto, di una radio o di un telefono cellulare, consente l’arresto ed è punito qualora vi sia la presenza di circostanze aggravanti, con un pena compresa tra i tre e i dieci anni di reclusione, oltre la multa.
Non solo, ma se si sostiene che il neonato, non possa subire la privazione della libertà personale, «la sottrazione del neonato non rientrerebbe neppure all’interno delle fattispecie di cui agli articolo 630 e 289-bis del c.p,»11 (che rispetto alla fattispecie base hanno in aggiunta, finalità estorsive e terroristiche): tale tesi, infatti, appare infondata, oltre che insensata.
La dottrina è, oggi, orientata a ritenere che il bene giuridico tutelato da questa disposizione possa esser riconosciuto nell'esercizio della potestà di coloro che, genitori, tutori, custodi o affidatari dell'incapace, devono esser garantiti nell'espletamento dei doveri di protezione di cui sono investiti.12
Doveri di protezione che, in una lettura costituzionalmente orientata, non possono che esser ritenuti finalizzati verso la tutela primaria del minore, tanto da potersi condividere un recente orientamento interpretativo che, ritenendo nell'art. 574 un reato plurioffensivo, affianca al bene giuridico «esercizio della potestà tutoria o genitoriale», anche la legittima aspettativa del minore o dell'incapace ad esser garantito nell'interesse a realizzare la sua personalità nel proprio "habitat naturale" (Delogu, 756).


(12) Segue : Elemento soggettivo del reato di cui all’art. 574 c.p..

L’elemento soggettivo del reato di sottrazione di persone incapaci, che ha natura permanente, «consiste nella coscienza e volontà di sottrarre o trattenere per un tempo apprezzabile l’incapace fuori della sfera di vigilanza esercitata dai genitori, dal tutore o dal curatore»13, nel senso che l’agente deve avere la consapevolezza che il suo comportamento realizza una situazione antigiuridica mediante la sottrazione dell’incapace, attuata con un comportamento sempre attivo, diretto a mantenere l’esclusivo controllo sullo stesso. 


(13) Brevi cenni sulla legislazione speciale in tema di sequestro di persona a scopo di estorsione ex art. 630 c.p. 

Alle soglie degli anni ’70 la figura del sequestro a scopo di estorsione che, tuttavia, non era nuova all’esperienza giuridica italiana, veniva considerata ancora di rara verificazione pratica; il fenomeno, invece, si diffuse vertiginosamente in Italia tra i primi anni ‘70 e i primi dell’ ’80.
I dati più attendibili riferiscono, infatti, che dal 1960 al 1969 si verificarono in Italia 47 casi di sequestro estorsivo, cioè poco più di 5 all’anno in media, e che invece, dal 1970 al 1983 se ne verificarono 545, con una media di circa 39 all’anno. «Si organizzano così imprese di criminali professionisti, capaci, sia con gli strumenti della moderna tecnologia sia fidandosi di esperti conoscitori di luoghi inaccessibili, di gestire enormi operazioni di lunghissima durata»14
A ciò si aggiunga, l’importante ruolo che ebbero i mass-media nell’incrementare incolpevolmente, in tutto il territorio nazionale la diffusione di tale fenomeno.
Si diceva, inoltre, «che “i fini non sono più necessariamente di tipo patrimoniale”, in quanto qualsiasi pretesto, sia di natura politica che religiosa, era occasione per porre in essere una determinata condotta illecita che poteva rivestire la forma sia del rapimento che più in generale della presa d’ostaggi»15. Questo era lo scenario che si presentava agli inizi del ’70. 
Il 1974 viene ricordato come l’anno in cui si ebbe in Italia l’enorme diffusione degli episodi di sequestro (dai 17 del 1973 ai 40 sino alla fine dell’anno); cosicché si rese necessario un ampio intervento legislativo volto a reprimere fenomeni sempre più crescenti di criminalità, e a modificare il testo dell’art. 630 c.p. La legge 14 ottobre 1974, n. 497, intitolata a «Nuove norme contro la criminalità», conteneva due disposizioni che sostituivano integralmente il testo originario dell’art. 630.


(14) Segue: le modifiche all’art. 630 apportate dalla l. 30 dicembre 1980 n. 894

Come emerge da quanto finora è stato trattato, la vicenda legislativa del 1978 aveva dimostrato come sul piano della politica criminale il “fenomeno” dei sequestri estorsivi andava accomunato al fenomeno terroristico. 
Se, infatti, l’occasione drammatica del sequestro Moro comportò l’esigenza dell’inserimento di una nuova figura di sequestro con finalità di terrorismo o di eversione, la stessa occasione era anche servita per ridisciplinare la materia del post delictum anche nel sequestro estorsivo; e che le due norme (quella nuova dell’art. 289-bis e quella storica dell’art. 630) si sovrapponessero non è circostanza dovuta al solo fatto che l’emergenza terroristica si sia manifestata principalmente mediante sequestri di persona, «quanto piuttosto alla convinzione che la pari gravità dei fenomeni e le loro simili forme di manifestazione richiedessero tecniche analoghe di disciplina penale»16
L’aumentare degli avvenimenti terroristici, inoltre, fu tale che il legislatore, quando nell’anno successivo dovette nuovamente interessarsi del fenomeno, per porre stavolta una disciplina che comprendesse tutte le forme che quel tipo di criminalità aveva assunto, si dimenticò dell’equazione realizzata con il decreto legge n.59 e tralasciò di estendere le nuove disposizioni premiali alla materia del sequestro estorsivo. 
Il decreto legge del 15 dicembre 1979, n. 625, convertito in l. 6 febbraio 1980, n. 15 non dichiarò applicabili anche al reato dell’art. 630 le speciali ipotesi di ravvedimento operoso, capaci di provocare notevoli diminuzioni di pena per tutti i delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.
Fu così che alla fine del 1980 si decise di ristabilire il «turbato equilibrio, offrendo ai compartecipi del delitto di sequestro estorsivo altre opportunità già previste per casi analoghi»17
La legge 30 dicembre 1980 n. 894 modificò, infatti, per la terza volta in sei anni, la disciplina del sequestro estorsivo, fornendo dell’art. 630 una versione che si sviluppa attraverso sette commi, costituente quella attualmente in vigore.
Ma la novità più importante rispetto al testo del 1978 fu la scomparsa di qualsiasi riferimento al conseguito intento patrimoniale.
Venne meno anche la rilevanza “in negativo”, che stabiliva il testo precedente, dell’attenuante conseguente al «mancato evento estorsivo», e in questa soppressione consiste l’unica modifica apportata in parlamento al disegno di legge del governo18
E taluno19 «ravvisò in tale scomparsa la conclusione di un ciclo di rinnovamento della norma, cominciato nel 1974, volto a configurare il sequestro estorsivo non più come reato plurioffensivo bensì come ipotesi di esclusiva tutela della libertà personale».
Bisogna notare, infatti - come sostiene il Brunelli -, che «la residuale figura di attenuante fondata sul mancato obiettivo conseguimento dell’intento non fosse altro che un relitto storico: quindi, una volta impostata la disciplina del sequestro sul rilievo delle conseguenze per la persona sequestrata e sull’ottenimento comunque della sua liberazione attraverso la disgregazione del gruppo organizzato, collegare un’efficacia attenuante al dato obiettivo della liberazione significava certamente depotenziare le scelte strategiche di base, che presuppongono ferrea rigidità nell’alternativa posta al colpevole»20.


(17) Segue: Elemento soggettivo dell’ art. 630 c.p. 

Il reato di cui all’art. 630 c.p. differisce dal sequestro di persona (art. 605 c.p.) in quanto ai fini della configurazione del primo è necessario, quale elemento soggettivo, il dolo specifico, mentre, nella fattispecie di cui all’art. 605 è richiesto, quale elemento psicologico, il solo dolo generico che consiste nella consapevolezza e volontà di privare taluno della sua libertà personale senza averne nessuna autorizzazione. 
Non occorre, quindi, in quest’ultimo caso, alcun fine speciale, anche se lo stesso scopo per il quale il soggetto ha agito assume un’importanza determinante, potendo determinare il passaggio da questa ad altre figure criminose. 
L’elemento soggettivo del reato di cui all’art. 630 c.p., oltre ad essere costituito dalla volontà di privare taluno della libertà personale (dolo generico), è costituito anche dal dolo specifico, consistente “nello scopo di conseguire per sé o per altri, un ingiusto profitto come prezzo della liberazione”.
Caratteristica essenziale ai fini della configurazione del reato di cui all’art.630 c.p., quindi, è che il profitto perseguito rappresenti il prezzo della liberazione e deve essere ingiusto21.


(18) Segue: consumazione ex art. 630 c.p. 

E’ affermazione frequente in dottrina22 e in giurisprudenza quella secondo cui il delitto previsto dall’art. 630 c.p. si configura indifferentemente come sequestro di persona, qualificato dal fine estorsivo, oppure come estorsione, caratterizzata dal mezzo consistente nel sequestro di persona.
Questa propensione verso una natura promiscua del reato ha comportato la risoluzione di questioni interpretative, ricorrendo ora alle caratteristiche particolari del delitto di sequestro di persona, ora a quelle proprie del delitto di estorsione.
Così, quando si procede alla individuazione della condotta tipica, si evince che è sufficiente privare taluno della libertà personale, intesa quest’ultima come libertà di muoversi nello spazio, senza che abbia rilevanza la maggiore o minore durata di tale privazione23, essendo indifferente il grado della privazione della libertà stessa, il luogo dove è avvenuta, la durata di essa, i mezzi usati per imporla24
In base a quanto affermato si poté sostenere che il reato di cui all’art. 630 c.p. si consuma appena il soggetto sia privato della libertà personale e, pertanto, se l’agente desiste dall’azione ponendo in libertà il sequestrato, viene a cessare la permanenza, ma non può riconoscersi la desistenza volontaria, essendo ormai compiuto il processo esecutivo del delitto.


(20) Necessità di una legislazione speciale che preveda una nuova figura di reato che tuteli il minore in tema di privazione della libertà. 

Secondo la tesi del Padovani25 « la “privazione della libertà personale” e la “sottrazione alla potestà” rappresentano due eventi eterogenei, suscettibili di realizzarsi congiuntamente per effetto di una medesima condotta a forma libera». 
L’autore conclude la sua tesi affermando che, nel caso di sottrazione di un neonato, scatterà la regola del concorso formale di reati (ex artt. 574 e 605 c.p.) e la responsabilità dell’agente risulterà a doppio titolo, l’uno relativo all’offesa della libertà personale del minore, l’altro concernente il suo vincolo di soggezione alla potestà dei genitori.
In questi ultimi due anni si sono verificati episodi criminosi, particolarmente gravi, riguardanti la privazione della libertà ( “da” misure coercitive – ut supra - ) su minori, che necessitano di una rivisitazione del codice penale diretta a prevedere una nuova figura di reato, idonea a tutelare la privazione della libertà dei minorenni, fossero anche neonati.
A fortiori, si ritiene necessaria una novella del codice penale che preveda la figura di reato del “sequestro di minore”, anche in considerazione della diffusione di questo odioso reato, che viene mal sanzionato dal nostro codice vigente, essendo prevista in atto una pena inferiore a quella prevista per il furto aggravato di un bene materiale (basti pensare che per la sottrazione di persone incapaci, ex art. 574 c.p., - reato perseguibile a querela di parte - la pena prevista va da 1 a 3 anni di reclusione; per il sequestro di persona, ex art. 605, la pena prevista è da 6 mesi a 8 anni - e nell’ipotesi aggravata di cui al cpv. la reclusione da 1 a 10 anni - mentre il reato del furto aggravato prevede la pena della reclusione da 3 a 10 anni).
Il sequestro di minorenne, come figura autonoma di reato, dovrebbe prevedere una pena edittale elevata e “seria” che si differenzi dalle attuali sanzioni irrisorie previste dai reati nei quali tale condotta viene ascritta.
Orbene, la novella dovrebbe prevedere una parte oggettiva-comportamentale (il sequestro di persona), coincidente con il delitto previsto dall’art. 605 c.p. e una parte soggettiva-teleologica (allo scopo di sottrare il minore alla potesta’ genitoriale ).
Così come, nell’art.630 c.p. (sequestro di persona a scopo di estorsione), l’evento materiale del reato è costituito dall’ingiusto profitto, allo stesso modo, nella nuova fattispecie di reato, la componente del dolo specifico dovrebbe essere costituita dalla sottrazione del minore alla potestà genitoriale come prerogativa fondamentale per la crescita serena dei figli.
Ne consegue che, ove ricorrano i due elementi della privazione della libertà personale e della finalità della sottrazione della potestà genitoriale, si configurerebbe una fattispecie di reato che in concreto è lo specchio di ciò che in questi anni si è verificato nelle vicende afferenti il sequestro di minori.
Pertanto, una volta individuata la centralità offensiva del reato nei beni, prerogativa dell’esercizio delle potestà genitoriali (educazione, istruzione, mantenimento e più in generale, la cura di tutti gli interessi dei minori), facenti capo, da un lato, alla vittima del sequestro e, dall’altro, agli esercenti la potestà genitoriale, si può affermare che la vera matrice della modifica del codice penale debba essere, non soltanto la privazione della libertà, ma, anche, la sottrazione e l’allontanamento dai genitori.
E tale ritenzione viene configurata in modo da impedire ai genitori non solo la funzione educativa ed i poteri inerenti all'affidamento, ma anche in maniera tale da rendere impossibile quell'ufficio che è stato loro conferito dall'ordinamento nell'interesse del minore e della società.
Quanto all'elemento soggettivo del reato, è pacifico che il dolo deve consistere non solo nella coscienza e nella volontà della sottrazione del minore ai genitori (e deve, perciò, comprendere la consapevolezza dell'agente che la sua condotta realizza una situazione antigiuridica mediante la ritenzione, attuata con un comportamento sempre attivo diretto a mantenere l'esclusivo suo controllo del minore, dato che il reato di sottrazione di persone incapaci è di natura permanente), ma anche nella conseguente privazione della libertà personale.
È evidente che, nella previsione di una nuova fattispecie criminosa, la condotta dell’agente viene connotata per il determinarsi di una grave limitazione della libertà fisica, intesa quale possibilità di movimento nello spazio del minore e, nello stesso tempo, per la sottrazione e per l’allontanamento dello stesso, con l'uso della forza fisica, dalla protezione e dalle cure dei genitori, necessarie a quell’età per lo sviluppo e la formazione.
Le due norme ( artt. 574 e 605 c.p.) non sono fra di loro alternative, né l'una assorbente l'altra, dato che tutelano beni giuridici e diritti soggettivi diversi e solo occasionalmente coesistenti nella stessa condotta antigiuridica. L'esclusione di una delle due incriminazioni lascerebbe senza tutela o il diritto di libertà di movimento ovvero il diritto alla vigilanza ed alla custodia di un minore legittimamente affidato
Seguendo questa interpretazione la giurisprudenza della Suprema Corte (v. Cass. Sez. V, 19 luglio 1991 n. 763) ha affermato che il reato di sequestro di persona può concorrere con quello di sottrazione di persona incapace, quando vi sia in concreto la limitazione della libertà personale del minore.
Quella appena descritta, rappresenta, tuttavia, un'ipotesi, diversa da quella oggetto del presente giudizio, che però conferma la possibilità di concorso fra i due reati ove sussistano i presupposti di fatto.
Nel reato di cui all’art. 630 c.p., quando si procede alla individuazione della condotta tipica, si evince che è sufficiente privare taluno della libertà personale, intesa quest’ultima come libertà di muoversi nello spazio, senza che abbia rilevanza la maggiore o minore durata di tale privazione26, essendo indifferente il grado della privazione della libertà stessa, il luogo dove è avvenuta, la durata di essa, i mezzi usati per imporla.
Nella nuova fattispecie di reato, viceversa, la durata, i mezzi e il grado della privazione assumono una rilevanza fondamentale nell’ottica del reato di cui all’art. 574 c.p., in quanto il prolungarsi della ritenzione si quantifica in misura direttamente proporzionale all’ aumento del duplice danno, inferto sia ai genitori che all’infante.
Ordunque, così come La legge 30 dicembre 1980, n. 894, modificò (per la terza volta in sei anni, si diceva) la disciplina del sequestro estorsivo, fornendo dell’art. 630 una nuova versione, a causa della recrudescenza del fenomeno del sequestro di persona a scopo di estorsione, allo stesso modo è necessaria una nuova figura di reato che tuteli il minore che viene sottratto agli affetti di famiglia e al diritto di crescere nel suo habitat naturale.


Marsala 22.11.2006 

Avv. Giacomo Frazzitta 

Dott. Francesco Ruccione

Dott. ssa Caterina Cardinale

Pietra Maggio

 

 

note bibliografiche

 

[1] G. AMATO, in Commentario della Costituzione, a cura di G. Branca, Rapporti civili, Art. 13-20, Bologna-. Roma, 1977, sub art. 13, p. 2.

[2] GALLO, Il sequestro di persona cit. p. 3.

[3] PADOVANI, Il sequestro di persona cit.  p. 613.

[4] ANTOLISEI, Manuale di diritto penale. Parte speciale, ed. a cura di L. Conti, Milano, 1982, P. 138.

[5] ANTOLISEI, Manuale di diritto penale, cit. P. 157.

[6] Cfr in giurisprudenza, Cass.   04.06.1985, in Giust. Pen., 1986, sez  II 368.

L'elemento soggettivo del reato di sequestro di persona, di cui all'art. 605 c. p., è costituito dalla coscienza e volontà di privare illegittimamente una persona della propria libertà di locomozione; pertanto, il motivo che determina tale privazione è irrilevante ai fini della sussistenza dell'elemento psicologico, a meno che non consista in una causa di giustificazione del reato.

[7] Vinciguerra, Diritto penale, 323; Siniscalco, "Tempus commissi delicti", reato permanente  e successione di leggi penali, in RIDPP, 1960, 1107; Musco, Coscienza dell'illecito, colpevolezza ed irretroattività, in RIDPP, 1982, 794; Fiandaca, Musco, 92 e ss.; Romano, Commentario sistematico del codice penale, I, artt. 1-84, Milano, 1995, 53; Marinucci, Dolcini, Manuale, 68.

[8] SANTORO,  Sottrazione di Minori ed Incapaci, , Nss. DI, vol. XVII, p. 1031.« Il quale avverte l’inesattezza della inclusione, nel Codice, della sottrazione di minori e di incapaci nel Capo IV del Titolo XI, dedicato ai delitti contro l’assistenza familiare. Infatti l’assistenza è, bensì, un aspetto dei poteri doveri d’indole familiare che si affermano nella società parentale, ma è chiaro che la sottrazione del minore o dell’incapace offenda nel genitore o nel tutore la potestà riguardo ad essi, di cui è titolare, e non già gli obblighi che vi sono connessi».

[9] MANZINI, Trattato di diritto penale italiano, VIII, quarta ediz. A cura di P.NUVOLONE e G.D. PISAPIA, Torino, 1964.,  sostiene che l’infante privo di autonoma capacità di locomozione non possa essre privato della libertà personale, perché in effetti non la possiede.

[10] TRIBUNALE Di PAVIA- 17 luglio 1984 Pres. Scati – Rel. Bernini – P.M. Lombardi, Imputato Benelli.

[11] E. FLORIAN , Delitti contro la libertà, in Trattato di diritto penale, Milano, 1923.

[12] (Santoro, 1031; Fierro Cenderelli, Profili penali del nuovo regime dei rapporti familiari, Padova, 1984, 173; Dalia, Sottrazione di minori e incapaci, in ED, XLIII, Milano, 1990, 190).

                  [13] A. DALIA.sottrazione di incapaci o di minori. , in Enc. Dir., vol. XLIII;

[14] Cfr. LUBERTO e MANGANELLI, I sequestri di persona a scopo di estorsione, Padova, 1984, 13ss.

[15] Cfr. LUBERTO e MANGANELLI, I sequestri di persona, cit p. 13ss.

[16] D. BRUNELLI, Il sequestro cit. p. 109.

[17] Le citazioni sono tratte dalla relazione al disegno di legge governativo presentato al Senato il 17 luglio 1980(n. 101115 della VIII legislatura).

[18] PADOVANI, Commento alla l. 30/12/1980, n. 894, in Legisl. Pen., 1981, 175.

[19] Così, il relatore sen. Lamenta nella seduta della Commissione Giustizia del 24 settembre 180( in Materiali di consultazione, p. 250).

[20] D. BRUNELLI, Il sequestro cit, p.111.

[21] RONCO, Sequestro di persona a scopo di estorsione, di terrorismo e di eversione, in Noviss. Dig. it., Appendice, VIII, Torino,1987. Diversamente sostiene che «attesa l’intensa incidenza di disvalore scaturente dall’ingiustizia insita nella strumentalizzazione della persona ai fini di profitto», onde raggiungere una «parificazione del delitto in questione al furto, per cui non è richiesto il requisito dell’ingiustizia del profitto».

[22] SALVINI,  Estorsione e sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, in Novissimo dig. it., VI, 1960, p.1005.

[23] Cfr  Cass, 4 febbraio, 1980, Faes, in Cass. Pen. Mass. annot., 1981 p.365 Secondo cui la nozione di reato non esige l’impossibilità assoluta della vittima di recuperare la libertà di movimento.

[24] Cfr. Cass. 17 maggio 1979, Fenzi, in Cass. Pen. Mass. Annot., 1981 p. 1048. in cui si precisa che ai fini del sequestro di persona è irrilevante il mezzo adoperato per privare la vittima della libertà personale.

[25] PADOVANI, Il sequestro di persona e l’identificazione della libertà tutelata, Riv. IT. DPP 1985, p.613

[26] Cfr  Cass, 4 febbraio, 1980, Faes, in Cass. Pen. Mass. annot., 1981 p.365 Secondo cui la nozione di reato non esige l’impossibilità assoluta della vittima di recuperare la libertà di movimento.